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Iniziare una psicoterapia: cosa significa in poche parole. 24/11/2016

Sono una psicoterapeuta ormai da qualche anno, e alle persone che mi contattano offro il primo colloquio gratuito. Il motivo? Perché per me è un’occasione notevole per spiegare cos’è e come funziona una psicoterapia.

Il 95% delle persone che bussa alla mia porta non sa cosa significhi andare da un terapeuta. Sa solo che sta male, prova un disagio e un malessere da un tempo indefinito e al momento ha terminato le risorse per riuscire a gestirne gli effetti. Nel migliore dei casi quando arriva da me immagina che ne potrà parlare (come in una sorta di confessione) e magicamente (o con qualche seduta, il che a volte è la stessa cosa) quel malessere svanirà. La maggior parte delle volte la persona pensa che per quel genere di disagio può consultare o uno psichiatra o uno psicologo, e quasi nessuno conosce la differenza di ruolo di queste due figure professionali; come se non bastasse la maggior parte delle volte la figura dello psicoterapeuta è confusa con quella dello psicologo.

Una volta accomodata su quella poltrona la persona mi guarda, agitata e spaesata, mentre mi accenna il motivo che la spinge da me e poi attende, in silenzio, anche se non ha idea di cosa aspettarsi.

Iniziare una psicoterapia, qualunque sia il motivo che ti spinga, significa impegnarsi.

Impegnarsi prima di tutto con te stesso: quello che ti accingi a fare non è un semplice vuotare il sacco, ma iniziare a narrare la tua storia come fossi una “voce fuori campo”, imparando ad osservarti, giorno dopo giorno con occhi diversi. Riconoscere tutti quei comportamenti che sistematicamente agisci, in maniera più o meno consapevole, per stare male, ed iniziare a fare qualcosa di diverso per ritrovare quel benessere perduto. 

Ecco perché occorre impegnarsi: è un continuo osservarsi dal di fuori, mettersi in discussione, senza più scuse del tipo “lei o lui mi fa sentire in ansia”. Nessuno è in grado di indurci uno stato d’animo, semmai noi stessi reagiamo in maniera più o meno originale a ciò che fanno gli altri. Impegnarci quindi verso noi stessi nel non attribuire agli altri la responsabilità dei nostri pensieri, delle nostre azioni e sentimenti, ma riconoscerne la paternità e, nel caso in cui questi non ci stiano più bene, cambiarli per trovarne di nuovi che riteniamo essere più adatti a noi ed a come viviamo quel momento.

Iniziare una psicoterapia significa infine impegnarsi con il terapeuta, anche nel non saltare le sedute per pigrizia o perché fuori piove. Tu hai preso un impegno, con te stesso e con lui, nonostante la pioggia e la pigrizia; egli ha accettato di fare la sua parte in questo rapporto, ossia mettere in campo la propria professionalità per aiutarti a raggiungere quel traguardo che tu stesso hai deciso di voler raggiungere.

Mi rendo conto che l’immagine della psicoterapia, ormai inquinata da decenni di distorsioni mediatiche, possa risultare molto meno magica e attraente da questa mia descrizione che dall’immaginario collettivo, dove tutto sembrava più semplice, rapido e meno impegnativo.

Personalmente ritengo però che arrivare all’intuizione e alla comprensione dei passaggi che ho elencato già dopo qualche mese di terapia è forse uno dei regali più belli che tu possa fare a te stesso: sapere che sei tu il padrone di ciò che pensi…senti...fai, non più dipendente dagli altri o dal tuo passato, sapere come riuscire a stare bene e saperlo mettere in pratica.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma vorrei lasciarti con la voglia e la curiosità di scoprirlo tu stesso.


“E’ l’animo che devi cambiare, non il cielo sotto cui vivi”

(Seneca)